Sul tetto del Giappone - La scalata del monte Fuji

Qualche tempo fa ero in procinto di lasciare il Giappone per tornarmene in Italia dopo un anno di "cattivita nipponica". Di certo non potevo assolutamente accomiatarmi dall’arcipelago giapponese senza celebrare le nozze alchemiche fra me e la genuina bellezza del Sollevante. Come? Beh, se su queste latitudini la semplice osservazione della natura è sinonimo di edonismo sfrenato, e quindi cosa poteva esserci di più sublime se non la conquista della vetta del Monte Fuji, simbolo estetico per antonomasia del Giappone? Detto fatto, raggiunsi l’apice del Fuji dopo 6 ore di scalata notturna (l’inclinazione è molto blanda), affrontando pioggia gelata, nebbia, grandine (e le cavallette?), ed armato solo di tenacia e di una pessima torcia con la quale a malapena schivavo le sporadiche pietre lungo il percorso sabbioso. Tutto pur di vedere il sol levante nascere e specchiarsi sull’oceano.


Monte Fuji fotografato
dalla Stazione Spaziale Internazionale.
Purtroppo in cima non venni ripagato della fatica poiché - causa nebbia - non vi era traccia alcuna del sole; in compenso al ritorno mi sono goduto l’immenso paesaggio marziano offerto dal Fuji diurno, ricoperto da terriccio rosso ruggine e da un’atmosfera cosmica che in senso figurato rimandava in toto il mio anno extraterrestre in Giappone. A parte quest'ultima circostanza, sconsiglio vivamente la scalata del Fuji e l'esperienza notturna in cima, non tanto per il presenzialismo degli agenti atmosferici (controllate le previsioni qui prima di avventurarvi) e la difficoltà della salita (inesistente, dal campo-base ci sono solo 1200 metri di facile dislivello), ma più che altro per lo spietato sciacallaggio dei vari mercanti del tempio presenti in alta quota (questa sacra montagna è un santuario naturale e meta massiva di pellegrinaggio religioso). Questi farabutti - all'interno dei loro tetri rifugi - fanno tutto ciò che è in loro potere per rapinare legalmente lo stanco pellegrino, logorato dalla pioggia, dal freddo e dalla sofferente attesa dell'alba. Come? Così:
  • noleggiano umidi materassini al prezzo di una camera 2 stelle pensione completa;
  • espongono costosissima paccottiglia a tema da far impallidire il merchandising di Disneyland (fra cui osceni impermeabili venduti per 40 euro agli sprovveduti "scalatori" sorpresi dalla pioggia)
  • la loro cucina offre solo zuppa liofilizzata, tanto rancida che dovrebbero pagarvi loro per farvela inghiottire;
  • alle cinque del mattino vi svegliano con severi urlacci da gestapo cacciandovi dal rifugio con la scusa dell'alba.
 Nel libro Fruttopia ho concentrato
il meglio della mia esperienza giapponese.
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Sulla montagna le creature più umane risultano essere le numerose vending machine - onnipresenti pure in cima - così cordiali e disponibili che parzialmente ricordano l'esasperata gentilezza giapponese che purtroppo sul Fuji è assente. Oltre a ciò,  sembra pure mancare la notoria mentalità eco-fondamentalista che caratterizza il popolo nipponico, difatti ormai l'opinione pubblica giapponese vede la sacra montagna come uno dei luoghi più sporchi e ricoperti d'immondizia che esistano. Ma si tratta perlopiù di qualche misera cartaccia e di una dozzina di buste di plastica disseminate qua e là, una situazione "scandalosa" dovuta in parte alla mancanza di cestini, ma soprattutto alle piccole licenze esistenziali - in risposta a rigidi valori post-feudali - che i pellegrini si prendono per consuetudine solo sul Fuji. C'è da dire che effettivamente, nonostante i livelli minimi di sporcizia sul percorso, il monte più alto del Giappone assomiglia a una discarica abusiva italiana in confronto alla luccicante pulizia che emana tutto il paese del Sol levante.
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Comunque se c'è qualche masochista che vuole aggiungere sul proprio palmares spirituale la scalata del Fuji-san (Fuji-yama è un'errata lettura dei caratteri, forse dovuta ai portoghesi) con relativo pernottamento sul cucuzzolo, ecco alcune utili dritte:


IN QUALI MESI PARTIRE

Il paesaggio marziano del Fuji-san
Partite assolutamente fra i primi di luglio e la fine di agosto evitando tutti gli altri mesi, non solo perchè incontrereste i rifugi chiusi, ma soprattutto per evitare disagi quali neve, ghiaccio, valanghe.
E mi raccomando, informatevi quando sarà l'Obon festival, importante evento buddista di tre giorni dedicato ai defunti e solitamente celebrato  verso metà agosto (dipende dal calendario lunare). Una volta accertato il periodo esatto di svolgimento del festival, depennatelo dal vostro calendario, poichè in queste giornate funeste il monte Fuji, nel suo duplice ruolo di scampagnata sui generis e di santuario naturale, attrae infinite orde barbariche di pellegrini. Provate difatti ad immaginare le tipiche file euclidee di  impiegati e studenti che popolano le fermate dei bus in Giappone e trasferitele visivamente sulla totalità del percorso che porta alla cima del Fuji. Shockante, vero?


A CHE ORA COMINCIARE LA SCALATA  PER VEDERE L'ALBA

La maggior parte di coloro che tenteranno la scalata del Fuji, si porranno l'obiettivo più che comprensibile di ammirare in cima la "nascita del sole", che fra l'altro dà anche il nome all'arcipelago nipponico. Purtroppo è una torta spesso senza ciliegina a causa di nebbia e maltempo, ma auguro a tutte le persone armate di buona volontà di riuscire nella sublime impresa. Il mio consiglio è di cominicare la scalata con tutta calma alle 10:00 di sera per riuscire così a scorgere l'alba verso le 5:00 del mattino. Oppure, se non volete fare tutta una tirata e preferite dividere il percorso in due tronconi, potete dormire (scomodamente) qualche ora dentro una delle stazioni intermedie per poi svegliarvi verso le 3:00 del mattino e proseguire verso la meta. Ma attenzione, come ho già stigmatizzato, dormire su queste sacre pendici costa assai nonostante la carenza del servizio, non di certo comparabile a quello offerto da altre esperienze di pernottamento in Giappone altrettanto particolari. E per di più i prezzi crescono con l'altitudine (la stessa regola vale per le tariffe di cibo, acqua ed utilizzo dei servizi igenici).


DA QUALE STAZIONE INIZIARE IL PERCORSO

Sono oltremodo sicuro che buona parte di coloro che tenteranno questa impresa ormai sciatta e secolarizzata siano indolenti turisti di città che vogliono giocare a fare gli Hemingway con sfumature  new age. A costoro consiglio vivamente di cominciare il percorso dal campo-base più vicino alla vetta, ossia la Fujinomiya 5th Station, dalla quale si devono affrontare solo 1200 metri di facile dislivello, cioè circa 5-6 ore all'andata, e appena 3 ore al ritorno (comunque camminate piano se non volete scendere in pochi minuti, ma in eli-ambulanza!). Cercate di evitare le brodaglie liofilizzate del ristorante del campo-base e il merchandising ufficiale recante immagini di un monte Fuji barbaramente cartoonizzato.
Dalle città limitrofe di Shinfuji e Mishima partono  autobus quotidiani  che in un paio d'ore arrivano alla Fujinomiya 5th Station per diverse volte al giorno. Vi suggerisco di fare direttamente il biglietto andata/ritorno per risparmiare (solo 3000 yen invece di 4600).

Su queste basi non mi resta altro che augurarvi "ki o tsukete ne!"
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