In realtà voglio parlarvi dell'eccentrico Natale nipponico, che, paradossalmente, è festeggiato dalla quasi totalità della popolazione sollevantina. Durante il periodo natalizio nessun giapponese si esenterà dall'augurarvi un sentito “Merri Kurisumasu!!!”. Tutto ciò accade in una nazione assolutamente non cristiana e con un'ingombrante background religioso d’importazione cinese. Ed è bene aggiungere che si tratta dello stesso paese dove il primo gennaio coincide con l’ingresso trionfale del nuovo anno (ovviamente la maggior parte dei giapponesi non sa a partire da quale famigerato avvenimento vengano conteggiati 2000 e passa anni).
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| Le celeberrime Luminarie di Kobe, regalo del governo italiano per commemorare il disastroso terremoto del 1995 |
Sono consuetudini parareligiose ormai ben radicate sia per opportunismo politico (150 anni fa al Giappone convenne piegarsi al calendario solare delle potenze coloniali occidentali, abbandonando quello lunare), sia per la recente sudditanza culturale filo-americana. Non c'è da sorprendersi di questo massiccio fenomeno di metabolizzazione sovrastrutturale, difatti qualcuno potrebbe obiettare a noi, fieri europei, l'adozione acritica di tradizioni pagane d'oltreoceano quali Halloween. E poi è lapalissiano che la festività internazionale più consumista, ossia il Natale, faccia strage di cuori nel paese più spendaccione e fashion victim del pianeta
A parte queste premesse, il Natale giapponese è il giorno che meglio dipinge il confuso sincretismo culturale nipponico svelandone i ben noti contrasti identitari, palesi soprattutto durante la notte della Vigilia. L'attesa della natività viene ossequiosamente celebrata all'interno di fastfood di proprietà americana, anche se storicamente il santuario del colesterolo che accoglie più “fedeli” giapponesi è il Kentucky Fried Chicken. Ma non tutti associano il compleanno di Gesù Bambino al pollo fritto, difatti tale liturgia ipercalorica è circoscritta ad una fiumana di famiglie e a gruppi di amici. Per le coppiette invece il Natale è una sorta di San Valentino in salsa wasabi, dove ciò che normalmente dovrebbe essere tenero e privato viene ostentato all’insegna del “romantiku”, concetto mutuato dall'occidente e violentemente giapponesizzato (non solo nella pronuncia).
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| Matrimionio giapponese in stile occidentale con attore biondo come sacerdote |
Su queste basi, ecco un consiglio per i feticisti delle signorine giapponesi: a partire dall'ultima settimana prima di Natale, le ragazza indigene ancora sprovviste di moroso potrebbero cominciare a delirare e, in barba al “de gustibus”, si potrebbero fidanzare col primo che passa pur di presenziare alle feste natalizie in dolce compagnia. Non temete, lasciarsi “incastrare” in questo periodo non è un’idea peregrina, difatti da queste parti è prerogativa femminile omaggiare il compagno con regali, cioccolatini, fiori e, perchè no, pure con una cena luculliana in qualche ristorantino tipico.
Tale comportamento si estende anche ai riti nuziali, dove la sposa ha sostanzialmente l’obbligo di pagare tutto, e se si tratta di matrimonio “cristiano” dovrà accollarsi addirittura l’onorario - udite udite – del figurante occidentale che celebrerà l’evento travestito da prete (ma meglio pastore protestante, fa più Hollywood). Quindi se cercate un lavoro redditizio e divertente, assomigliate a Padre Ralph di “Uccelli di rovo” e avete un bel timbro vocale, il Giappone fa per voi.
In nome del Padre, del Figlio e del Pollo fritto.
Amen
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