Ma nonostante sia ricca di gigantografie animate, fastfood colesterolemici, boutique milanesi e bagni pubblici all’avanguardia (in occidente abbiamo solo il pulsante dello sciacquone, qui ce ne sono minimo una decina e una volta, vittima di una legenda equivoca, ho allagato tutto), Kyoto nasconde deliziosi quartieri popolari, regolati da vecchie leggi di convivenza del passato. Difatti spesso per entrare nei ristoranti è tassativo togliere le scarpe, sedersi per terra a gambe incrociate, bere tè verde generosamente offerto dal locandiere e mangiare esclusivamente con le bacchette.
Ma la peculiarità di Kyoto come città-ossimoro si materializza nel contrasto fra le bucoliche zone templari che cingono la città e il presenzialismo urbano degli eroi dei manga (il gatto Doreamon, icona nazionale paragonabile in Italia a Garibaldi, fa capolino nei videogame, nelle scatole dei cereali e addirittura nei cartelli dei tour operator che aspettano i passeggeri all’aeroporto). Il contrasto diventa parossismo quando all'interno dei complessi sacri s'incontrano ragazze passeggiare dentro eleganti kimono color pastello (nonostante la nota scomodità), le stesse studentesse kawaii che il giorno prima facevano sfoggio all'università di aggressiva minigonna a scacchi e sgargianti calzini pendenti a coprire gli zatteroni.
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| All'ingresso del Kiyomizu-dera, tempio buddista di Kyoto |
Visitare i templi di Kyoto equivale quindi a passeggiare su un percorso naturalistico, a tratti faticoso, dove la concretezza e la delicatezza cromatica delle strutture si concilia perfettamente con la cornice paesaggistica circostante. Il sentiero è spesso connotato da intensi saliscendi, probabilmente come metafora dell'esistenza in un'ottica di accettazione della vita di stampo tao-buddista. D'altronde il sudore sul volto è un valore molto apprezzato in queste latitudini...
Ciò che comunque accomuna le nostre tradizioni religiose con quelle sol-levantine è la massiccia presenza dei “mercanti del tempio” : alle nostre pesche natalizie, ai santini, allo smercio di candele e al traffico di giornaletti cattoperbenisti, i bonzi giapponesi rispondono con:
- Pacchianissime cerimonie del tè per turisti spendaccioni (c'è da dire però che il tè verde, nella sua squisita versione matcha, è così schiumoso che lascia i baffi color pistacchio);
- Offerte simboliche per ottenere il permesso “spirituale” di suonare tediosi campanacci in segno di devozione;
- Bastoncini d'incenso da accendere ai piedi del Buddha;
- Smercio di preghiere benauguranti scritte su carta di riso da sciogliere nell'acqua “santa” dopo la lettura;
- Pseudo-geishe che girano in gruppo per farsi fotografare, manco fossero i pupazzi di Topolino e Minnie a Disneyland.
Kyoto, risparmiata dai massicci bombardamenti americani, ospita indubbiamente alcuni fra i più bei templi che popolano il Paese del Sollevante. In questi posti felici si manifesta la sinergia fra i più rappresentativi elementi etico-religiosi autoctoni (shintoismo) e di importazione cinese (buddismo, taoismo e confucianesimo). E tramite tale equilibrato sincretismo culturale si sublima l'amplesso fra l'uomo giapponese e il mondo, ma anche la comunione fra la vita e il Tao....
Questi sono i templi e i santuari di Kyoto che, a mio modesto parere, valgono alla città l'appellativo di Firenze del Giappone :
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| Tipico gatto residente a Fushimi Inari |
KINKAKU-JI - Meglio noto al pubblico occidentale come Padiglione d'Oro, questo tempio rappresenta un must, e non tanto per la celebre struttura dorata protagonista del romanzo omonimo di Yukio Mishima, ma soprattutto per il celestiale ambiente circostante. Passare un paio d'ore su queste sacre terre può catapultarvi nello sfrenato edonismo visivo che anima il popolo giapponese durante la mera osservazione della natura.a
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KiYOMIZU-DERA - Senza dubbio è il tempio dotato del più squisito cocktail di panorami, passeggiate, profumi, colori, loci amoeni, ecc....una miscela esplosiva quasi paragonabile alla divina grandezza rappresentata dall' isola di Miyajima. Da non perdere la visita notturna accompagnata da una prodigiosa coreografia di luci (il top è il periodo marzolino) e la discesa sulla viuzza adiacente al caratteristico cimitero buddista.
Se comunque siete desiderosi di concedervi una piccola pausa ludica dal naturalismo ieratico dei templi giapponesi, vi è nei paraggi un non-luogo estremo che vi “riporterà” in un lampo all'interno di quell'immaginario popolare altamente condiviso che noi occidentali possiamo chiamare casa. Si tratta dell'Universal Studios Japan di Osaka ed è facilmente raggiungibile da Kyoto in meno di un'oretta coi mezzi pubblici.
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