Hiroshima mon amour - Visita alla capitale della pace

Se uno straniero chiede ad un giapponese da dove provenga e come risposta ottiene “Hiroshima”, memore sin dall’elementari del tragico valore storico della città, reagisce con un imbarazzato “ah”, virando immediatamente ad una domanda disimpegnata del tipo
“mmm...che hobby hai?”.
Ma io non soffrirò più tali disagi poichè ho arricchito il mio bagaglio di esperienze con un weekend ad Hiroshima.

Hiroshima mon amour
Quella che nell’immaginario collettivo è una triste landa desolata in realtà è probabilmente la più edonostica e colorata città giapponese, la quale per vivacità e morfologia ricorda un quartiere di pescatori spagnolo: pittoreschi blocchi di casette a due piani, rumorosi botellònes all’aperto e succulenti street-food in ogni angolo manco fossimo in Cina. Continuando il parallelo spagnolo mi è capitato addirittura di vedere due uomini mano nella mano per strada (cosa alquanto insolita se si pensa che in queste pudiche latitudini pure le coppie eterosessuali evitano le effusioni pubbliche); è un piccolo episodio che riassume in se lo slancio vitale tout court di una città che ha risposto alla tragedia nucleare come fece a suo tempo la Movida Madrileña a 35 anni di bigotto franchismo.


Locanda specializzata nella cucina dell'Hiroshimayaki

E la ricerca del piacere si materializza pure nelle fumanti tavole calde dove ho lasciato un pezzo di cuore, anzi, di stomaco. Sono aperte 24 ore su 24 e, a testimonianza della genuina filosofia culinaria nipponica, cuochi strilloni cucinano “a tu per tu” con l'avventore, provvisto a sua volta della personale piastra sul tavolo. Fatevi preparare in diretta e a soli dieci centimetri di distanza il delizioso Hiroshimayaki, superba versione locale dell'okonomiyaki,  piatto popolare giapponese di cui vado matto.
Me ne sarete riconoscenti.

A qualche isolato dall’Hiroshima gioviale e pulsante c’è quella prettamente memorialistica, circoscritta allo scheletrico Atomic Bomb Dome (uno dei pochi edifici rimasti a malapena in piedi dopo l'espolosione atomica) e al Peace Memorial Park, un parco in perfetto equilibrio fra cenotafi e capolavori botanici (autentici inni alla vita, come solo i giapponesi sanno malleare). La passeggiata si conclude all'Hiroshima Peace Museum, uno dei musei meglio strutturati al mondo per quanto riguarda qualità della fruizione e somministrazione del pathos. E' un esperienza forte, immancabile, un climax di dolore che sfocia sul finale in un felice messaggio di speranza per il mondo.

Hiroshima vanta un altro valore aggiunto che la rende ulteriormente una tappa obbligata, difatti ospita la baia da dove partono i traghetti diretti verso la sua vicina appendice insulare, Miyajima, l'isola degli Dei...
a


0 commenti:

Posta un commento

Qualsiasi opinione sui contenuti di Pagine Gialli è più che gradita.

Scegliere l'opzione Anonimo per poter commentare senza registrarsi.