Qui di seguito vi racconterò le esperienze notturne più suggestive e, ça va sans dire, le più economiche.
Mi è capitato di visitare decine di luoghi consacrati agli infiniti buddha del pantheon giapponese. Mai però mi era capitato (neanche nelle altre vite, già che siamo in tema) di dormire e di abbuffarmi senza ritegno all’interno di un tempio buddista. Come si è potuta verificare tale empietà? Facile, durante il mio soggiorno nipponico per circa tre mesi ho lavorato nella libreria universitaria come commesso; il mio mitico caporeparto, uomo dalle infinite risorse, è figlio di un monaco (ovviamente di una setta che non prevede il celibato), quindi è nato e cresciuto all’interno di un tipico tempietto in legno giapponese, dove, in occasione della Golden Week, io e i miei colleghi abbiamo goduto di un’esperienza a sfondo mistico-gastronomico preclusa al resto dei comuni mortali.
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Nel
libro Fruttopia ho concentrato
il meglio della mia esperienza giapponese. Clicca l'immagine per saperne di più |
Per quanto blasfemo, il nostro simposio è stato in realtà “benedetto” da ettolitri di sakè e vino (mi sembrava appropriato portare due bottiglie di bianco visto che il mio capo, oltre ad un’ottima parillada del celebre manzo di Kobe, si è superato nella difficilissima tagliata di pesce, il sashimi). Dopo un brindisi finale a base di spumante italiano (!) portato da me per celebrare l'esperienza, ci siamo accasciati soddisfatti sui tatami, riposando fino al momento della giapponesissima colazione: zuppa di granchi bolliti e riso. Me ne sono andato bello pasciuto e oltremodo convinto che il Manzo di Kobe val bene una messa.
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| Piccola pagoda sul Monte Koya |
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| Nel libro Fruttopia ho concentrato il meglio della mia esperienza giapponese. Clicca l'immagine per saperne di più |
Spinto più dalla mera curiosità che da una legittima esigenza (Kobe dista un’oretta appena da Kyoto, città dove risiedevo) ho passato la notte in un Capsule Hotel, uno di quegli alberghi dove per una manciata di yen (dai 15 a i 30 euro per notte, dipende dai molteplici servizi opzionali offerti da ogni singola struttura) si è immersi nello scenario futuristico di un mondo sovraffolato e prossimo all’apocalisse. Difatti la particolarità di questi ostelli sui generis, esplicitata dal nome stesso, è il groviglio di lunghi e bui corridoi dai quali si affaccia un infinito sistema di loculi finalizzati al riposo. Nonostante la sofisticata spartanità vi ho dormito benissimo, forse perché l’esperienza in sé rimandava all’epoca universalmente felice del periodo fetale.
Per di più i Capsule Hotel sono dotati di tutti i mezzi necessari per il sostentamento igienico del giapponese medio, difatti il target principale è rappresentato da quei salaryman (i colletti bianchi autoctoni) che - a causa di lavoro straordinaro o sbornie incommensurabili - devono improvvisare una sosta notturna. Proprio per rispondere alle loro esigenze, ogni struttura è provvista di una onsen, tipica stazione termale giapponese (di solito però sono circondate da sublimi scenari naturali), che nel caso del mio Capsule Hotel era composta da due laghetti riempiti completamente da acqua di cottura (!!!) e nei quali galleggiavano numerosi frustini vegetali con cui tutti si autoflagellavano animosamente (bah!).
Dopo mezzora a bagnomaria mi sono concesso altre situazioni più o meno pertinenti:
un grossolano spettacolo cabaret post-bollitura,
jacuzzi,
sauna,
bagno turco,
qualche secondo davanti ad un megaventilatore che gettava aria ustionante verso chi era riluttante agli asciugamani,
massaggio thai
e
una doccia provvista di qualsiasi ritrovato della cosmetica giapponese.
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| Onsen tematizzata all'interno di un Capsule Hotel |
Per coloro che vogliono risparmiare ulteriormente ci sono altre soluzioni. Una è affittare la room di un karaoke, celeberrimo luogo d'intrattenimento in tutta l'Asia, la cui peculiarità è l'apertura tutta la notte e la disponibilità di comodi divanetti. Nessuno verrà a disturbarvi e potrete concedervi, se non sapete leggere i kanji, qualche performance canora rifacendovi ad artisti anglofoni (ma c'è anche qualche italiano in lista, Bobby Solo e Celentano su tutti). Il problema è che per rientrare nei costi bisogna essere in tanti a prenotare la room. Un'altra soluzione me la sono concessa per la prima volta durante un weekend sul lago Biwa, attrazione balneare che sta ai kyotojin come il Trasimeno sta a noi perugini.
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| Lo scorcio di uno scaffale all'interno di un Manga Caffè |
poltrona con massaggio shatsu incorporato ed ultrareclinabile (effetti soporiferi immediati),
computer con accesso Internet,
pacchetti di fazzoletti ovunque (?),
Playstation III,
tv al plasma,
telefono fisso,
nutrita collezione di DVD (in buona parte porno, e ora capisco a che servono i pacchetti di fazzolletti)...
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| Nel libro Fruttopia ho concentrato il meglio della mia esperienza giapponese. Clicca l'immagine per saperne di più |
Unica pecca è il freddo polare che si avverte d'estate, anche mentre si dorme in cuccetta (consiglio di portare un maglioncino per affrontare la notte). Difatti dal 1° maggio parte senza tregua “la stagione dell’aria condizionata”, spietato retaggio postcoloniale americano a braccetto con l’abuso di ghiaccio su ogni bevanda - pure d’inverno - e con l’adozione acritica della filosofia “bigger is better” (unica eccezione nel paese-regno del "less is more") per quanto riguarda la cucina nostrana: pizza stile tartarughe ninja e pasta ricoperta da abbondante salsa Alfredo e pollo fritto. Ma io non disprezzo.
Un altro modalità di pernottamento non convenzionale si può fruire sul cucuzzolo del Fuji. Ma non la consiglio particolarmente....
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E con questo finale caustico ho terminato la mia bizzarra panoramica sulle varie opportunità di pernottamento in Giappone. Spero di essere stato esauriente. Non mi resta che augurarvi buonanotte, anzi, oyasumi!!
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