Dove dormire in Giappone? Le soluzioni più economiche

Durante l'anno passato a Kyoto per approfondire la lingua e la cultura giapponese, mi sono concesso spesso e volentieri viaggi a scopo ludico-formativo, la cui costante è stata l'idiosincrasia verso le rotte iperturistiche e la ricerca di “comodi giacigli” che mi garantissero soluzioni notturne al 100% giapponesi, ma che al contempo trascendessero dai fin troppo inflazionati e costosi ryokan.

Qui di seguito vi racconterò le esperienze notturne più suggestive e, ça va sans dire, le più economiche.
Mi è capitato di visitare decine di luoghi consacrati agli infiniti buddha del pantheon giapponese. Mai però mi era capitato (neanche nelle altre vite, già che siamo in tema) di dormire e di abbuffarmi senza ritegno all’interno di un tempio buddista. Come si è potuta verificare tale empietà? Facile, durante il mio soggiorno nipponico per circa tre mesi ho lavorato nella libreria universitaria come commesso; il mio mitico caporeparto, uomo dalle infinite risorse, è figlio di un monaco (ovviamente di una setta che non prevede il celibato), quindi è nato e cresciuto all’interno di un tipico tempietto in legno giapponese, dove, in occasione della Golden Week, io e i miei colleghi abbiamo goduto di un’esperienza a sfondo mistico-gastronomico preclusa al resto dei comuni mortali.

Nel libro Fruttopia ho concentrato
il meglio della mia esperienza giapponese.
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Preceduto da una deviazione ad Okayama per un barbecue di pesce fresco del Seto Naikai (il “mare nostrum” giapponese) e grigliato da noi medesimi (molti ristoranti giapponesi danno i mezzi per cucinare in proprio), il nostro viaggio in auto è proseguito nella macchia sollevantina, fra colline incantate, atmosfere idilliache e nani da giardino (!). Poi, all’improvviso, il Nirvana: siamo sbucati davanti ad una casetta templare color pastello, quasi di marzapane per quanto fiabesca, munita ovviamente dell'imprescindibile foresta di bambu in coppia col minuscolo giardino zen di pertinenza. All’interno la struttura era un corpus unico su cui spiccava l’austero altare, ma bastava far scorrere le porte per creare tanti ambienti votati alla meditazione, o alla percussione del taiko, oppure a svaccati banchetti.

Per quanto blasfemo, il nostro simposio è stato in realtà “benedetto” da ettolitri di sakè e vino (mi sembrava appropriato portare due bottiglie di bianco visto che il mio capo, oltre ad un’ottima parillada del celebre manzo di Kobe, si è superato nella difficilissima tagliata di pesce, il sashimi). Dopo un brindisi finale a base di spumante italiano (!) portato da me per celebrare l'esperienza, ci siamo accasciati soddisfatti sui tatami, riposando fino al momento della giapponesissima colazione: zuppa di granchi bolliti e riso. Me ne sono andato bello pasciuto e oltremodo convinto che il Manzo di Kobe val bene una messa.

Piccola pagoda sul Monte Koya
Per coloro che vogliono godere del medesimo misticismo bucolico, ma non hanno la fortuna di avere un capo giapponese con pedigree buddhista, è bene sapere che in alcuni templi sparsi nella macchia giappone se si può passare la notte, ahimè pagando profumatamente (sui 60 euro!!!) e perdendo tutto lo spirito naife e l'intimità conviviale che ho assaporato io. Nel prezzo vi è compresa la cena, rigorosamente vegetariana, e la colazione all'alba (non vi aspettate i kornflakes). Fra le possibilità più commerciali, e quindi più facili da incastrare nel vostro soggiorno giapponese, consiglio i templi sparsi sul monte Koya, ma se volete coniugare l'esperienza spirituale-sportiva del Cammino di Santiago al pernottamento mistico in terra consacrata, allora affrontate il Pellegrinaggio degli 88 Templi sull'Isola di Shikoku: 1200 km a piedi costellati da numerosi tempietti dove dormire (previo pagamento), ma ci sono anche generose famiglie che sul percorso danno ospitalità per qualche spicciolo o addirittura gratis.

Nel libro Fruttopia ho concentrato
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Altrettanto prodiga di soddisfazioni è stata la mia prima notte da “incapsulato”. Desideroso di concedermi un pasto luculliano a base di autentici baozi cinesi, mi sono recato a Kobe, vivacissima città portuale che ospita al suo interno la più celebre Chinatown del Giappone, se non dell’intera Asia. Non mi dilungherò su Kobe e sul suo intrecciarsi di vicoletti fumanti e chiassose ferrovie sopraelevate, ma mi concentrerò sulla mia originale esperienza notturna ivi.

Spinto più dalla mera curiosità che da una legittima esigenza (Kobe dista un’oretta appena da Kyoto, città dove risiedevo) ho passato la notte in un Capsule Hotel, uno di quegli alberghi dove per una manciata di yen (dai 15 a i 30 euro per notte, dipende dai molteplici servizi opzionali offerti da ogni singola struttura) si è immersi nello scenario futuristico di un mondo sovraffolato e prossimo all’apocalisse. Difatti la particolarità di questi ostelli sui generis, esplicitata dal nome stesso, è il groviglio di lunghi e bui corridoi dai quali si affaccia un infinito sistema di loculi finalizzati al riposo. Nonostante la sofisticata spartanità vi ho dormito benissimo, forse perché l’esperienza in sé rimandava all’epoca universalmente felice del periodo fetale.

Per di più i Capsule Hotel sono dotati di tutti i mezzi necessari per il sostentamento igienico del giapponese medio, difatti il target principale è rappresentato da quei salaryman (i colletti bianchi autoctoni) che - a causa di lavoro straordinaro o sbornie incommensurabili - devono improvvisare una sosta notturna. Proprio per rispondere alle loro esigenze, ogni struttura è provvista di una onsen, tipica stazione termale giapponese (di solito però sono circondate da sublimi scenari naturali), che nel caso del mio Capsule Hotel era composta da due laghetti riempiti completamente da acqua di cottura (!!!) e nei quali galleggiavano numerosi frustini vegetali con cui tutti si autoflagellavano animosamente (bah!).

Dopo mezzora a bagnomaria mi sono concesso altre situazioni più o meno pertinenti:

un grossolano spettacolo cabaret post-bollitura,
jacuzzi,
sauna,
bagno turco,
qualche secondo davanti ad un megaventilatore che gettava aria ustionante verso chi era riluttante agli asciugamani,
massaggio thai
e
una doccia provvista di qualsiasi ritrovato della cosmetica giapponese.

Onsen tematizzata all'interno di un Capsule Hotel
I Capsule Hotel si trovano soprattutto nei pressi delle stazioni e sono alternative molto economiche agli hotel convenzionali, soprattutto per chi non soffre di claustrofobia e ama tutte quelle piccole superbe frivolezze che connotano l'igiene intima giapponese. Una curiosità: l'ingresso alla zona termale è spesso precluso a coloro che da nudi esibiscono numerosi e vistosi tatuaggi, simbolo di affiliazione alla Yakuza e motivo di disagio o nervosismo per i “bagnanti civili”. Vi lascio il link del meraviglio Capsule Hotel di Kobe dove per la prima volta ho avuto l'onore di far riposare le mie stanche membra. Si, perchè nonostante le mie successive esperienze da "incapsulato", la prima capsula non si scorda mai!

Per coloro che vogliono risparmiare ulteriormente ci sono altre soluzioni. Una è affittare la room di un karaoke, celeberrimo luogo d'intrattenimento in tutta l'Asia, la cui peculiarità è l'apertura tutta la notte e la disponibilità di comodi divanetti. Nessuno verrà a disturbarvi e potrete concedervi, se non sapete leggere i kanji, qualche performance canora rifacendovi ad artisti anglofoni (ma c'è anche qualche italiano in lista, Bobby Solo e Celentano su tutti). Il problema è che per rientrare nei costi bisogna essere in tanti a prenotare la room. Un'altra soluzione me la sono concessa per la prima volta durante un weekend sul lago Biwa, attrazione balneare che sta ai kyotojin come il Trasimeno sta a noi perugini.

Non c’è che dire, veramente un gioiello prezioso il Mare nostrum di Kyoto.

Lo scorcio di uno scaffale
all'interno di un Manga Caffè
Per quanto riguarda la sistemazione notturna, avendo già goduto spesso dell’esperienza prenatale all'interno dei loculi dei Capsule Hotel, ho optato per qualcosa di addirittura più economico e altrettanto autoctono ed eccitante: il Manga Cafè (conosciuto anche come Manga Kissaten, a volte abbreviato in Manga Kissa o addirittura in Mankitsu). Non fatevi fuorviare dal nome, non si tratta di un bar, né tantomeno di un parco a tema, è bensì un’istituzione delle notti insonni di milioni di giovani giapponesi e, alla stregua dei Capsule Hotel, l’improvvisato giaciglio per migliaia di lavoratori stakanovisti. Consistono in labirintiche biblioteche dove generalmente vi è concentrato tutto lo scibile fumettistico giapponese. Per la consumazione in loco (ma se non si vuole leggere niente fa lo stesso, anche in virtù di una scrittura indigena poco masticabile per noi occidentali) si paga una ridicola tariffa oraria e la fruizione è possibile all’interno di una cuccetta dotata di

poltrona con massaggio shatsu incorporato ed ultrareclinabile (effetti soporiferi immediati),
computer con accesso Internet,
pacchetti di fazzoletti ovunque (?),
Playstation III,
tv al plasma,
telefono fisso,
nutrita collezione di DVD (in buona parte porno, e ora capisco a che servono i pacchetti di fazzolletti)...

Nel libro Fruttopia ho concentrato
il meglio della mia esperienza giapponese.
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....ma la cosa migliore per me è rappresentata dalla drinking room comune, dove vi è la possibilità di bere e divorare gratis tutte le bibite (da quelle ipercaloriche alle tisane drenanti) e il gelato alla vaniglia che si riescono a buttare giù.

Unica pecca è il freddo polare che si avverte d'estate, anche mentre si dorme in cuccetta (consiglio di portare un maglioncino per affrontare la notte). Difatti dal 1° maggio parte senza tregua la stagione dell’aria condizionata, spietato retaggio postcoloniale americano a braccetto con l’abuso di ghiaccio su ogni bevanda - pure d’inverno - e con l’adozione acritica della filosofia “bigger is better (unica eccezione nel paese-regno del "less is more") per quanto riguarda la cucina nostrana: pizza stile tartarughe ninja e pasta ricoperta da abbondante salsa Alfredo e pollo fritto. Ma io non disprezzo.

Un altro modalità di pernottamento non convenzionale si può fruire sul cucuzzolo del Fuji. Ma non la consiglio particolarmente....
a
E con questo finale caustico ho terminato la mia bizzarra panoramica sulle varie opportunità di pernottamento in Giappone. Spero di essere stato esauriente. Non mi resta che augurarvi buonanotte, anzi, oyasumi!!
a


1 commenti:

sharonbattisti90 ha detto...

bellissimo post, utilissimo!! grazie mille!!

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