È vero, ci sono davvero ottimi motivi per vivere a Shanghai, metropoli internazionale e internazionalista adatta a tutti i gusti, tasche e passaporti. Eppure c'è qualche sfaccettatura della quotidianità shanghanese in cui è più che comprensibile sentire la mancanza per quel patrimonio di valori e liturgie frutto del genio e del benessere.
Ora come ora, mi vengono in mente solo sciocche amenità che rimandano molto ad una versione post-moderna di "Vacanze romane". Sono comunque aperto a ogni suggerimento proveniente dai miei connazionali di stanza in Cina.
Ebbene, a Shanghai mi manca:
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- Il piacere quotidiano della sfogliata dei giornali al bar, prassi intellettuale squisitamente mediterranea e funzionale al consumo della colazione per milioni di scrocconi italiani. È bene far subito presente che la colazione cinese, quando non consumata fra le mura domestiche, è una rapida esperienza alimentare limitata a bettole fumanti o bancarelle all'aperto. Va da sè che non esiste il bar propriamente detto, nè quindi la canonica sfogliata di giornale ivi. Qualcuno potrà obiettare che è un'esigenza vetusta, sommersi come siamo da Wi-Fi, melafonini, tablet e quant'altro. Ma, come pontificava il guru Mcluhan, “il medium è il messaggio”: la sensazione di procacciarmi la mia personale rassegna stampa nel baretto di fiducia mi garantisce un piacere istituzionale, in cui i contenuti passano in secondo piano di fronte alla carica partecipativa del medium cartaceo, soprattutto se accompagnato da una spremuta fresca. Si, va beh, il contenuto pure è importante, difatti agli Starbuck Coffee si può leggere qualche rivista in inglese, ma vuoi mettere coi voti del lunedì della Gazzetta?
a - I brividi di bella vita assicurati dalla bellezza apollinea dei nostri borghi medievali, fra l'altro sposati ad un sole fresco, amichevole, sempiterno. In confronto Shanghai è una torrida giungla (d'asfalto) tropicale, smaniosa di comunicare al mondo intero un'idea di bellezza sopra le righe, titanica, implacabile, come recentemente millantato dalla pomposa retorica dell'Expo di Shanghai . Se in Italia la grazia estetica delle città terrena è nobile traduzione materiale della città celeste (Civitate Dei), non si può dire altrettanto per la recente opulenza archittettonica shanghanese. Ma Shanghai risponde ai propri parossismi moderni con la tensione mistica dei suoi abitanti, i quali si elevano ad una dimensione divina grazie all'amor fati professato in ogni contesto.
a - La più che discreta qualità dell'acqua del rubinetto, che, bene o male, è funzionale all'abbeveramento e alla detersione personale in tutte le case italiane. A Shanghai invece l'acqua pubblica è iper-trattata, tant'è che dopo aver fatto la doccia si ha la pesante sensazione di aver fatto un lungo bagno in piscina (va da sé che non è una manna per pelle) e capelli. É sconsigliabile dissetarsi con tale acqua se non previa bollitura, ma comunque il retrogusto clorato rimane piuttosto forte. Ecco perchè molte case shanghanesi ospitano al loro interno quella specie di boccioni dispensanti acqua potabile fresca (ma qui in Cina pure bollente per venire incontro alle esigenze locali in fatto di tè verde). Per motivi logistici le strade shanghanesi pullulano di grosse macchine che, a pagamento, fanno le veci delle nostre fonti pubbliche medievali riempendo i boccioni delle famiglie shanghanesi.
a - Il genuino laissez-faire dimostrato dai commessi italiani nei confronti dei clienti, i quali, se non fanno richiesta diretta d'aiuto, vengono perlopiù abbandonati al loro libero arbitrio merceologico. Tutt'altra esperienza nelle boutique e nei mercati shanghanesi, dove è sufficiente fermarsi un nanosecondo di troppo davanti ad uno scaffale per subire lo spietato assedio di orde di appiccicosi imbonitori. E purtroppo devo ammettere che i loro affannati sforzi hanno su di me effetti ansiogeni, disincentivando ogni mia velleità d'acquisto. Anzi, appena ne vedo le avvisaglie, fuggo a gambe levate.
a - Le stelle...
A - Il sistema di riscaldamento efficiente, la cui azione termica non è circoscritta al posto ubicato direttamente sotto la macchina, ma viene bensì diffusa in tutta la casa. Spesso a Shanghai il Generale Inverno non lascia prigionieri, vuoi perchè gli appartamenti sono perlopiù muniti di un solo mediocre condizionatore (inutile se non ci stai sotto), vuoi perchè alcuni infissi sono quasi ornamentali, vuoi perchè - nonostante il benessere ormai raggiunto - alcune parsimoniose (pidocchiose) famiglie cinesi non accendono mai i riscaldamenti, preferendo indossare simultaneamente quasi tutto il proprio guardaroba. Discorso a parte meritano la maggior parte dei bagni cinesi, i quali vengono teoricamente "riscaldati" da lampadine giganti residuate della fantascienza di serie Ba
| Il titanico Padiglione cinese, simbolo tangibile dell'Expo di Shanghai. |
- L'obbligo per motorini et similia di tenere le luci accese, perlomeno di notte. Invece, su queste latitudini, i mezzi a due ruote sono esseri imprevedibili, pericolosi soprattutto dopo il tramonto, poichè rigorosamente a fari spenti come silenziosi e spietati ninja! Davvero una minaccia costante per la dignità e la sicurezza del pedone, fra l'altro vittima pure di un traffico frenetico regolato da indecifrabili processi di osmosi.
Per il resto, a parte gli affetti familiari e amicali, non sento la mancanza di niente. Mi rendo conto di ciò quando passeggio per i marciapiedi shanghanesi senza dovermi mai preoccupare di pestare deiezioni canine.
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